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Orti e giardini condivisi Orti Urbani Garbatella Foto Zappata Romana 02

Cittadini giardinieri crescono nel segno

della condivisione e dell’ambiente

 

Italia quinta al mondo. Secondo Euromonitor aumenta la spesa per orti e giardini. I nuovi spazi verdi sono spesso collettivi, progettati e gestiti in modo sostenibile

 

C’è un verbo che forse più di altri riassume le tendenze e i costumi di questi anni: condividere, in inglese to share. Sul web si condividono pensieri, notizie, foto e video. I servizi di file sharing si evolvono in continuazione, consentendo di scambiare con facilità documenti con utenti che stanno all’altro lato del mondo. Spesso la condivisione inizia on-line, ma il fenomeno ha finito per contagiare la vita reale. Prende così forma anche una nuova forma di giardinaggio: condiviso, urbano, etico. Lo rivela un nuovo report di Euromonitor International diffuso nei giorni scorsi da Ansa, che delinea il profilo del nuovo appassionato di orti e giardini.

Balza all’occhio un primo dato: in tutto il mondo rinasce l’amore per il giardinaggio e l’Italia si piazza nella top ten dei Paesi che spendono di più per la cura di piante e fiori. A livello globale sono stati spesi circa 84 miliardi di dollari, l’11 per cento in più negli ultimi 5 anni. La cifra è destinata a salire ancora, fino a raggiungere gli 88 miliardi nel 2020, così prevedono gli analisti. L’Italia, dopo tre anni di calo degli acquisti, ora è il quinto mercato al mondo dietro a Stati Uniti, Germania, Francia e Inghilterra. Lo scorso anno nel nostro Paese abbiamo speso 3,4 miliardi di Euro per fare giardinaggio.

La tendenza contagia anche i giovani, che però hanno sviluppato una personale interpretazione di quest’antica passione. I cosiddetti Millennials, nati dopo il 1980, rifiutano i concimi chimici, preferiscono verdure e frutta organici e, non avendo in genere a disposizione spazio per accogliere piante, prati, orti e giardini, s’inventano nuovi modi per sviluppare il loro pollice verde, anche in pochissimi metri quadrati. Le mutate condizioni di vita hanno favorito anche la nascita di una nuova figura, quella del giardiniere urbano. Molti giovani, pur non avendo un proprio spazio a disposizione, non vogliono rinunciare a mettere le mani nella terra. È questo il fenomeno che dà vita al ‘social sharing’ cioè la condivisione di fazzoletti di terra – sempre più spesso concessi dai Comuni italiani, a cominciare da Roma – o cortili e terrazze condominiali per fare orti e giardini fioriti.

 

orti urbani malgrate foto il floricultore

L’orto e il giardino condiviso favoriscono la costruzione di comunità solidali, concorrono a valorizzare il territorio e diventano anche uno straordinario strumento di presidio e manutenzione del bene pubblico. Molte nuove costruzioni in periferia prevedono già in fase di progetto la realizzazione di orti condominiali.

Quando il fazzoletto di verde è comune si condivide tutto con chi ha la stessa passione, dal falcia-erba agli annaffiatoi, dalle zappe alle forbici per potare. Una vita più green non è però da intendere solo come un ritorno alle origini o un’operazione un po’ nostalgica. I neo giardinieri guardano con attenzione alla tecnologia applicata al settore: coltivano piante con sistemi idroponici (in vasi senza terra, le radici sono nell’acqua), appendono ceste con piante sui muri per realizzare pareti verdi, sfruttano appieno gli impianti di irrigazione automatici ed elettronici, tarati goccia a goccia sul tipo di ortaggio che si coltiva, evitando sprechi. E poi si informano, leggono manuali anche on-line, partecipano a forum e chat fra ‘colleghi’ per saperne di più, leggono le etichette di fertilizzanti e concimi, preferendo i sistemi naturali a quelli chimici per coltivare le loro piante e ortaggi perché si preoccupano per l’ambiente.

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