Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie,  consulta la pagina sulla privacy.
Chiudendo questo banner o scorrendo questa pagina acconsenti all’uso dei cookie.

 

rtf flower porn 20180102 min

 

FLOWER PORN scatto, dunque sono

 

L’ossessione di fotografare tutto e non godersi nulla dilaga. Si scatta, si posta, si condivide ma si osserva sempre meno e cambia la percezione del reale

 

di Anny Pellecchia

 

È stata una dura giornata di lavoro, finalmente sono a casa! Stanca, affamata, infreddolita, giro la chiave nella serratura, ma non ce la faccio ad entrare. Mi volto, alle mie spalle il giardino è addormentato. Quasi l’invidio, vorrei anch’io assopirmi in un cantuccio e risvegliarmi solo in primavera. Ma sì, le pantofole, la doccia, un pasto caldo possono aspettare; il giardino mi chiama, o forse la mia mente offuscata da brutti pensieri chiede questa passeggiata. Le scarpe affondano nelle foglie cadute, bacche di magnolia costellano il prato rado, tutto è avvolto nell’aria umida di gennaio. Salgo le scale che portano alla limonaia. Della vite non rimangono che sottili rami attorno ai tutori, la quercia è rivestita solo di un manto di spesso muschio, il Ginkgo biloba completamente nudo proietta i suoi rami verso il cielo, sembra quasi invocare una preghiera a Dio. Il mio sguardo ritorna al terreno, sorrido al giardino e gli dico: «Lo sapevo che mi avresti fatto un regalo!».

Un piccolo fiore di Crocus è sbocciato. Come sei bello, sei una speranza, una carezza, una pausa nella follia umana. Sei semplicemente poesia! Già, il giardino è poesia bellezza, natura incorrotta, non soggetta alle offese del tempo, nascosto per non essere scempio della massa.

 

rtf flower porn esploso 20180102 minNON SI GUARDA PIÙ, SI FOTOGRAFA

Quella massa che affronto ogni giorno in negozio, quella massa che non capisco più, con la quale è sempre più difficile comunicare. Perché le relazioni sono cambiate, o meglio la percezione del reale è cambiata. Mi capita sempre più spesso di osservare clienti che, pur essendo circondati da fiori, piante e bouquet, mi chiedono: «Non ha delle foto da mostrarmi?». Clienti che fotografano ciò che ho in negozio e lo inviano a qualcuno perché vogliono ricevere un parere dall’altra parte dell’universo per decidere un semplice acquisto. Clienti che mi chiedono la foto dei lavori che manderò ai loro cari. Fotografano, fotografano, fotografano… Mi chiedo: «Ma sono vivi? Sono ciechi? Sono prigionieri incatenati?». Caro maestro Platone, forse questo è ancora il tempo della caverna universale? Cosa sta succedendo all’umanità? Antropologi, studiosi, scrittori analizzano questo nuovo fenomeno sociale: gente immersa, come ipnotizzata, nella nube social-narcisa che degrada la capacità di lettura di sé stessi e del mondo. L’analfabetismo delle emozioni è inseparabile dall’analfabetismo dei pensieri e non c’è niente di più spaventoso, come dice Goethe, di “un’ignoranza attiva”.

 

IL MESSAGGIO DELLA PASSIFLORA

Certo anch’io mi sono dovuta adattare ai social, pubblico foto del negozio su FB e Instagram, invito il pubblico a venirci a trovare per vivere emozioni, sentire profumi, creare insieme composizioni personalizzate. Sicuramente i social aiutano a farti conoscere e a vendere, ma come in tutte le cose ci vuole il giusto mezzo. Invece i nuovi “mostri” entrano in negozio sciorinando la loro cultura a brandelli di fiori e piante appresa qua e là tra siti e blog improvvisati; un pascolo di informazioni e immagini assemblate in modo superficiale, senza intelligenza.

Non so dove si stia dirigendo l’umanità. La civiltà nella nube digital è simile a un burattino mosso da un Mangiafuoco che muove i fili del macabro spettacolo. Stephan Buchmann nel suo libro “La ragione dei fiori” (Ponte alle Grazie, 2015) scrive: «Il biologo Edward O. Wilson ha dichiarato che saremo ricordati, e difficilmente perdonati, dalle future generazioni, soprattutto per essere stati responsabili della dilagante estinzione delle specie antropogeniche che si sta verificando in questi anni. A che cosa stavamo pensando? Perché non abbiamo fatto nulla? Che fine aveva fatto la nostra biofilia? [...] Secondo alcune stime, ogni giorno perdiamo 137 specie vegetali e animali, il che ci porta a raggiungere l’incredibile cifra di 50.000 estinzioni l’anno, solo a causa della deforestazione tropicale. La metà delle piante e degli animali di tutto il mondo, infatti vive proprio lì».

Allora che si fa? Vogliamo svegliarci, uscire ancora una volta dalla caverna di ombre, usare, certo, anche i social network ma in modo intelligente! La mia passeggiata in giardino volge al termine, sul muro di cinta che guarda a sud una pianta di Passiflora spoglia offre un unico fiore sbocciato. È un messaggio, lo so. La Natura ci parla sempre se la osserviamo. Se potessi, mio bel fiore di Passiflora, creerei un elisir di vera passione e lo cospargerei sul pianeta Terra, perché quando l’essere umano perderà il vero bene, “la Natura”, non conoscerà più la F E L I C I T À.

Ringrazio Giuseppe Montesano autore del libro “Come diventare vivi” (Giunti Editore) fonte d’ispirazione di questo articolo.

 

[Tratto da IL FLORICULTORE, Gennaio-Febbraio 2018]

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


 

RIFLESSIONI TRA I FIORI

di Anny Pellecchia

>> Cresciuta nel negozio di fiori dei genitori e in un giardino incantato realizzato dal padre Ugo non poteva che continuare la tradizione e scrivere per “Il Floricultore” perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare

http://www.ugopellecchia.it