Thriller botanico - Giardini di Castel Trauttmansdorff: «Quella serra non è per insetti nocivi»

Dalla celebre area botanica di Merano (BZ) arriva una storia esemplare che dimostra come è possibile impedire la diffusione di un parassita. Regola numero uno: intervenire tempestivamente. Regola numero due: collaborare

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La serra di 300 mq teatro dell'infestazione

 

La vicenda resa nota dai Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano (BZ) inizia nell’Aprile del 2020, quando alcuni giardinieri, durante i consueti controlli, scoprono nella serra di 300 metri quadrati piccoli buchi e segatura su alcuni tronchi e rami di piante. Presto le tracce sono ricondotte alla presenza dello scolitide Euwallacea fornicatus, un coleottero di circa due millimetri di dimensione, originario del sud est asiatico.

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Lo scolitide Euwallacea fornicatus, un coleottero di circa due millimetri di dimensione, originario del sud est asiatico.

 

L’allarme è immediato. L’area infestata viene sigillata per evitare il pericolo che l’insetto si diffonda all’esterno. Tutte le piante, tra cui alberi di mango, papaya e cacao, piante profumate come il patschouli e ben 500 orchidee, sono rimosse e bruciate. Nei mesi seguenti, per assicurarsi che nessun ospite indesiderato possa sopravvivere, la serra è sottoposta alla “terapia del calore” e nel raggio di diversi chilometri vengono installate numerose trappole attrattive.

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La serra ha riaperto solo a inizio estate 2021. Il suo aspetto è profondamente mutato, piante giovani hanno preso il posto degli esemplari rigogliosi che è stato necessario sacrificare.

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Il tempo restituirà al luogo l’atmosfera lussureggiante di prima. Intanto i Giardini di Castel Trauttmansdorff hanno offerto a tutti una storia esemplare. La sconfitta del parassita è il risultato di un’azione tempestiva e della collaborazione fra più soggetti. I giardinieri di Trauttmansdorff, che sono stati vigili. Il Servizio fitosanitario della Provincia autonoma di Bolzano, che ha coordinato le attività di monitoraggio e di eradicazione. L’entomologo Hannes Schuler della Libera Università di Bolzano e i suoi colleghi europei, che sono risaliti alla presunta origine dell’infestazione: un’importazione di piante dall’Olanda nel 2018, provenienti da una zona intorno al Vietnam.

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L’intera vicenda è stato documentata in “Research Square”, un accurato studio scientifico che non solo conferma l’importanza, in questi casi, di un intervento celere, ma anche la necessità di individuare le vie attraverso cui avviene l’introduzione di organismi nocivi per prevenirne ulteriori diffusioni. Lo stesso fornitore olandese, una volta informato di quanto accaduto, ha provveduto a eliminare le piante coinvolte.

 

       

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