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Francesco Ferrini: «Chi vende piante, vende medicine»

Il neo presidente del Distretto Vivaistico Ornamentale di Pistoia vuole un settore protagonista nel processo di transizione ecologica

ferrini francesco Distretto Vivaistico Pistoiese min

 

Francesco Ferrini, ordinario di “Arboricoltura generale e coltivazioni arboree” dell’Università di Firenze, è stato eletto presidente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, succedendo a Francesco Mati. Ferrini è considerato uno dei massimi esperti a livello internazionale di arboricoltura urbana ed è stato insignito nel 2019 dell’Award of Merit della International Society of Arboriculture (ISA). Il suo impegno a favore di un impiego sempre più diffuso e consapevole degli alberi è cosa nota e non solo fra gli addetti ai lavori. Pertanto non sorprende il monito perentorio lanciato a tutti gli operatori non appena ricevuto il nuovo incarico.

«Il vivaista deve essere sempre più consapevole», ha affermato il neo-presidente, «che quando vende una pianta, vende una medicina. Non voglio esagerare, ma è come se vendesse una medicina biologica, a impatto zero, che non fa bene solamente al corpo, ma anche allo spirito. Questo è il punto preliminare. Un vivaista non vende un semplice prodotto ma molto di più, cioè tutta una serie di benefici diretti e indiretti per la vita dell’uomo che contano molto di più del mero valore estetico della pianta. Vende qualcosa che assorbe CO2, che intercetta le polveri sottili, che riduce l’inquinamento, che fa ombra e quindi mitiga gli effetti del cambiamento climatico».

Un vivaista non vende un semplice prodotto ma molto di più, cioè tutta una serie di benefici diretti e indiretti per la vita dell’uomo

Si torna all’essenziale, se vogliamo dirla tutta. E assume un valore ancora più dirompente il fatto che simile parole siano state pronunciate dalla più alta carica di un distretto che porta nel proprio nome l’espressione “ornamentale”. È un cerchio che si chiude, stabilendo una volta per tutte che le piante vanno apprezzate per il loro valore ecologico oltre che per quello estetico. Perché l’economia di domani premierà chi avrà saputo coniugare nelle proprie produzioni utilità e bellezza, prosperità e benessere, redditività e responsabilità sociale.

Ferrini ha chiarito di voler affrontare questa nuova avventura con lo spirito dell’Ulisse dantesco, ossia dell’eroe che non esaurisce il senso della propria esistenza nel ritorno a Itaca, ma che sente piuttosto il bisogno di lanciarsi continuamente in nuove sfide.

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, cita difatti la celeberrima terzina nel post su Facebook in cui chiarisce come intende vivere il nuovo ruolo: «Continuerò la mia carriera universitaria che ormai si avvia a compiere trent’anni, durante i quali ho svolto un’attività di ricerca e di insegnamento quasi interamente dedicata al settore del verde urbano.

Forte di questo lungo percorso professionale il neo presidente ha indicato con chiarezza i punti essenziali che l’industria vivaistica dovrà affrontare affinché possa fare il salto di qualità definitivo.

I vivai devono «diventare i driver del neo rinascimento verde che sta rivoluzionando le città e non essere contattati solo al momento dell’acquisto di piante, quando tutto è stato già deciso», ha spiegato il neo presidente. «Non è pensabile piantare milioni di alberi, rendere le nostre città molto più verdi, senza partire dalle esigenze di chi produce le piante stesse. Anche per favorire l’espansione delle attività e magari verso certi prodotti rispetto ad altri possibili».

Non è pensabile piantare milioni di alberi, rendere le nostre città molto più verdi, senza partire dalle esigenze di chi produce le piante stesse

In secondo luogo va «migliorata la visibilità dell’attività vivaistica», perché ancora oggi molte persone, pure in Toscana, non percepiscono l’importanza del polo vivaistico pistoiese e la qualità del lavoro svolto, per esempio non sanno che le piante che si vedono nelle città sono state prodotte nell’arco di 6, 7, 10 anni. Bisogna poi migliorare il dialogo con le istituzioni e allacciare nuovi rapporti a livello nazionale ed europeo, ma soprattutto occorrono più investimenti nella ricerca. Quelli per il florovivaismo sono fermi a circa lo 0,0004% del giro d’affari del settore. Davvero troppo poco. La media nazionale, peraltro già bassa, è pari all’1,4% del PIL. Ora, considerato che il florovivaismo vale circa 2,5 miliardi di euro, l’1,4% significherebbe 35 milioni di euro, ovvero 35 volte più di quanto viene investito oggi dal ministero competente.

Va migliorata la visibilità dell’attività vivaistica e occorre accelerare il processo di informatizzazione

Infine il nuovo presidente ha lanciato un appello per accelerare il processo di informatizzazione. Il Distretto dovrà dotarsi presto di un sito web dove saranno fornite tutte le informazioni sulle attività svolte.

Michele Mauri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


 

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Michele Mauri

Scrivere è il mio mestiere da trent’anni, ma ho ancora molto da imparare. Collaboro con diverse testate e ho pubblicato saggi, guide naturalistiche e un romanzo. Amo gli alberi e i giardini poco pettinati. Credo nel potere del verde come antidoto al brutto e non vorrei mai rinunciare alla gioia di correre a perdifiato in un bosco.

 

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