PROTEA, fiori di fuoco

rtf protea foto copyright Hesti Lestari shutterstock min

Originaria dell'Africa australe, questa pianta dà il meglio di sé in ambienti caldi e secchi. Tenace e multiforme, affascina per il suo aspetto esotico, ma si adatta bene anche al clima mediterraneo italiano

 

di Anny Pellecchia

 

«Ma cos’è, un carciofo?», mi chiede incuriosita una cliente. «Certo che no», le rispondo, prendendo tra le mani il grande fiore rosa e bianco, «è una Protea, fiore simbolo del Sud Africa. Lo accarezzi, è morbido come un gattino!». Sorridendo glielo porgo. «Che colori, com’è soffice!», esclama estasiata e meravigliata al tempo stesso. Quindi procede con l’acquisto e trionfante esce dal negozio.

La Protea è un fiore di lunga durata, per un mese intero mantiene i bei colori vivaci dei coriacei petali. Molti la essiccano per creare magnifiche composizioni semprevive. Si contano decine di specie, una più bella dell’altra.

Mentre risistemo i fiori nel vaso, rivedo nei ricordi l’amica Maria. Era appena uscita dal gate dell’aeroporto di Roma, in una mano trascinava una grande valigia, nell’altra un fascio di protee. Tornava da Città del Capo, mi aveva chiesto di andarle incontro, non era né triste né felice, era come se fosse uscita da una palla di vetro e noi tutte l’ammiravamo come fosse un’eroina.

 

rtf protea positiano foto copyright Jensen min

 

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Tutto iniziò una calda giornata d’agosto. Nella baia di Positano (SA) era approdato un enorme panfilo. In paese si chiedevano chi fosse mai arrivato. Sin da piccole, Maria ed io guardavamo divertite queste grandi imbarcazioni quasi come fossero giocattoli sull’acqua. Eravamo più incuriosite dalle colorate “Pezze di Positano”, i vestiti tipici della “perla” della Costiera Amalfitana. Proprio mentre Maria mi mostrava una camicia di garza stropicciata, le caddero gli occhiali da sole. Un signore in jeans, t-shirt e ciabattine di gomma li raccolse e gentilmente glieli porse. Era accompagnato da due signore più anziane, parlavano inglese. Ci chiesero informazioni sul paese, erano così cortesi che la conversazione continuò gradevolmente tra gli stretti vicoli di Positano. Una volta giunti alla marina, gli stranieri ci invitarono a bere qualcosa di fresco. Era tempo di vacanze, tutti eravamo rilassati e sereni.

Prima di accomiatarci, il signore ci invitò a cena. Maria ed io ci guardammo: perché no, ci dicemmo, e accettammo. «Bene», aggiunse l’uomo, «appuntamento alle 20 al molo, il mio steward verrà a prendervi. Stasera ci sarà un party a bordo, spero vi divertirete» e così dicendo indicò con l’indice il panfilo al largo. John era il suo nome, veniva dal Sud Africa, era un business food international man, proprietario di 50 aziende di frutta, verdura, succhi, cibo in scatola, allevamenti di bestiame e animali della savana. I suoi prodotti, a noi così familiari, sono sugli scaffali dei supermercati di tutto il pianeta.

John non era solo uno degli uomini più ricchi della terra, era anche gentile e semplice nei modi, qualunque donna ne sarebbe rimasta affascinata. Fu così che Maria iniziò a frequentarlo. Prima di partire le chiese di vivere con lui in Sud Africa. Certo, Città del Capo non era proprio dietro l’angolo, ma rinunciare a una proposta così era davvero difficile.

La mia amica partì, promettendomi di tenermi informata. Le foto di lei a cavallo nelle immense distese naturali di Cape Floreal Kingdom erano un sogno, così come il grande deserto fiorito di Namakwland. La grande biodiversità che mi raccontava e fotografava mi lasciavano senza fiato! Viaggiavo con lei attraverso le immagini che mi inviava. Cespugli enormi di protee si potevano ammirare a migliaia, per non parlare delle antilopi, degli struzzi e molti altri animali.

 

L’aria in Africa ha un significato ignoto in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento [Karen Blixen]

LA BELLEZZA CHE NASCE DALLE FIAMME

Ai miei occhi tutto sembrava un film, eppure a un certo punto Maria decise di ritornare a casa e lasciare per sempre il gentile John. «Sai», mi disse, «io non sono forte come un fiore di Protea». Mi spiegò che nascono dal fuoco. Si riproducono quando gli incendi liberano il suolo dalle foglie che soffocano i loro semi, facendo spazio alle nuove gemme. «Sono piuttosto un profumato fiore di zagara», chiarì Maria, «che sboccia con un semplice raggio di sole. Non voglio vivere in una villa blindata, uscire con la scorta, sapere che tante persone si odiano per questioni razziali», e così dicendo mi abbracciò. Sentii per la prima volta il profumo dolce ma pungente delle protee. Maria me le porse: «Queste non le hai in negozio. Sono state colte apposta per te».

La Costiera Amalfitana ci accolse tra le sue curve morbide e sinuose, i mille raggi di sole brillavano nel mare. Tutto era tornato al suo posto.

 

rtf protea passaporto min

PASSAPORTO

Nome botanico: Protea spp. Famiglia: Proteacea.

Origine: Africa australe e Australia.

Etimologia: dal nome del dio greco Proteo, il quale poteva assumere diverse forme di animali o di elementi (fuoco, vento ecc.).

Forma del fiore: varia a seconda della specie; in alcune assomiglia a grandi carciofi, in altre a pigne di conifera.

Simbolismo: coraggio, diversità, originalità e cambiamento.

 

 

[Tratto da IL FLORICULTORE, Gennaio-Febbraio 2019]

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

  


Anny Pellecchia

>> Cresciuta nello storico negozio di fiori di famiglia a Salerno e in un giardino incantato realizzato da mio padre Ugo Pellecchia non potevo che continuare la tradizione e scrivere le mie "Riflessioni tra i fiori" per Il Floricultore. Perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare!

       

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