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pdc punto di pareggio 20161011 min

 

Il punto di pareggio: come e perché usarlo

 

Il break even point (punto di pareggio) è uno strumento di controllo e previsione che assicura il risultato di parità in azienda. Per conseguirlo più rapidamente è importante anche un corretto utilizzo delle leve di marketing

 

di Franco Spinelli*

  

Parlando quotidianamente con tanti imprenditori, mi accorgo con piacere che molti di essi ormai familiarizzano con numerosi concetti gestionali, tra cui uno importantissimo: il “punto di pareggio”.

Sembra che il punto di pareggio non abbia più misteri: tanti imprenditori, infatti, sanno esattamente cosa significa e sanno anche calcolarlo, applicando diligentemente la formula matematica corretta.

Eppure tanti degli stessi imprenditori che familiarizzano con questo concetto, in realtà non hanno ancora compreso fino in fondo il suo profondo significato e soprattutto le sue ripercussioni nelle scelte decisionali.

Ma andiamo con ordine e facciamo un breve ripasso. Il termine punto di pareggio (conosciuto anche con l’espressione inglese break even point che si può trovare anche nella forma abbreviata bep) caratterizza la condizione nella quale l’azienda non trae profitto né subisce perdita, in virtù dello svolgimento della propria attività, qualsiasi essa sia. In altre parole, il punto di pareggio è quella condizione in cui i ricavi aziendali uguagliano i costi e più precisamente i margini lordi corrispondono al totale dei costi fissi.

Superata tale soglia, l’azienda guadagna interamente il proprio margine di contribuzione netto apportato. In caso contrario, l’azienda subisce una perdita. Per calcolarla occorre adottare il sistema di riclassificazione del conto economico con il metodo del margine di contribuzione, il cui fondamento è quello di distinguere i costi aziendali in due semplici categorie: costi fissi e costi variabili.

Ripetendo quello che abbiamo già avuto modo di scrivere in precedenti articoli, bisogna ricordare che:

1) i costi fissi sono quei costi che restano tali a prescindere dal volume di vendita sviluppato. Ad esempio: l’affitto di un determinato terreno agricolo di un ettaro resta invariato a prescindere dal fatto che l’azienda realizzi 500 mila € di vendite oppure 535 mila €. Per completezza non va mai dimenticato che tutto ciò ha senso entro i limiti minimo e massimo di ogni intervallo di volume di attività nel quale i costi fissi mantengono il loro livello ed i costi variabili la loro incidenza.

2) I costi variabili sono quei costi per i quali esiste una correlazione tra il loro andamento ed i volumi di vendita a cui si riferiscono. Essi, in altre parole, variano in modo diretto e proporzionale al variare dei volumi di vendite sviluppati. Ad esempio: in un garden center l’incidenza degli acquisti di piante finite è legata al volume delle vendite (supponiamo il 65%). Se l’azienda vende 100 mila €, compra 65 mila € di piante; se vende 200 mila €, compra 130 mila € di piante.

Precisata la distinzione tra costi fissi e costi variabili, il margine di contribuzione netto è quel margine che resta per coprire i costi fissi: ovvero quel margine che si ottiene sottraendo dai ricavi tutti i costi variabili.

Ad esempio considerando un’azienda floricola con costi fissi pari a 275 mila € e costi variabili pari al 62% dei ricavi, il punto di pareggio aziendale sarà espresso dalla seguente formula: Costi fissi / Margine di contribuzione Netto in %. Ovvero: 275.000 / 38% = 723.684,21 Euro. Tale risultato indica il volume di vendite che l’azienda deve raggiungere per coprire almeno tutti i costi fissi e conseguire, appunto, un pareggio economico.

 

RIPERCUSSIONI DECISIONALI

Come dicevamo all’inizio, l’applicazione del punto di pareggio non si esaurisce in una semplice analisi economica, bensì permette di individuare elementi fondamentali ai fini del controllo/governo aziendale e di risolvere in modo rapido problematiche importanti, decisive per orientare le scelte direzionali.

Le informazioni (e quindi le ripercussioni) più importanti che il punto di pareggio fornisce sono:

1) Calcolo del volume di vendita necessario per ottenere determinati risultati, in termini di redditività. In altre parole l’imprenditore, conoscendo i propri costi fissi, può pianificare in sede di definizione del budget il volume di vendite necessario per conseguire un utile. Questo significa ridurre le incertezze e organizzare di conseguenza l’azienda (manodopera, costi variabili, investimenti) in funzione di un obiettivo ben definito.

2) Determinazione dei prezzi dei prodotti. Ove esso sia possibile, l’imprenditore può, sempre in sede di budget, capire quali prodotti sono funzionali al superamento del punto di pareggio e quali lo sono meno ed, eventualmente, “correggere” il prezzo di vendita di questi ultimi. È evidente che un’analisi del genere coinvolge anche le politiche di marketing da intraprendere. In particolare sarebbe opportuno domandarsi come le leve di marketing possono essere utilizzate per facilitare il raggiungimento del punto di pareggio.

3) Calcolo delle necessità di cassa per finanziare determinati volumi di attività. Il superamento del punto di pareggio (concetto economico) può generare un bisogno di liquidità (concetto finanziario) che l’azienda deve per forza soddisfare. In un certo senso, si può affermare che il punto di pareggio “facilita” la programmazione finanziaria in quanto indica a preventivo la somma di liquidità di cui l’azienda avrà bisogno per sviluppare le proprie vendite.

 

LA REDDITTIVITÀ DELL’AZIENDA O DI UN SINGOLO PRODOTTO 

Infine un’ultima annotazione. Il punto di pareggio può essere relativo all’intera azienda (punto di pareggio aziendale) oppure può essere calcolato a livello di singoli prodotti o di rami aziendali. In questi casi, la sua determinazione diventa di fondamentale rilevanza perché aiuta a capire la redditività dello specifico prodotto o del ramo aziendale e la sua eventuale contribuzione alla copertura dei costi fissi generali. Ne deriva che la decisione di investire (o di tagliare) nuovi prodotti/rami aziendali non può prescindere dall’analisi del punto di pareggio. Buon lavoro!

 [Tratto da IL FLORICULTORE, Ottobre-Novembre 2016]

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 


 

* PER SAPERNE DI+

Spinelli & Associati è una società di consulenza manageriale, fondata dal dott. Franco Spinelli (consulente di management CMC, iscritto ad APCO), che opera su tutto il territorio nazionale da oltre 30 anni. La sede della società è a Firenze, in Toscana. La scelta di rimanere legati a questa regione, come base operativa, è strettamente integrata alla filosofia “fuori dal gruppo” secondo la quale i consulenti devono mantenere un punto di vista esterno che consenta loro di intervenire a più livelli nelle varie aree aziendali, mantenendo – aspetto fondamentale per tutte le attività di lucida analisi – una qualità della vita a misura d’uomo. In questo modo l’intervento esterno può essere in grado di valutare le criticità senza esserne travolto e il consulente può diventare, a tutti gli effetti, agente di cambiamento strategico. La Spinelli & Associati concorda con il cliente interventi personalizzati che possono riguardare le seguenti aree: strategia, programmazione e controllo di gestione, marketing, merger e acquisition, finanza aziendale, organizzazione, produzione, logistica, qualità e ambiente, sistemi informativi, formazione. Chi è interessato a ricevere testi specifici e ad approfondire i temi trattati negli articoli proposti sulla rivista può mettersi in contatto direttamente con l’Ufficio Studi Spinelli & Associati (referente: dott. Lapo Balli, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ).

 

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PAROLA DI CONSULENTE

Franco Spinelli >>  Dopo aver accumulato esperienze importanti per oltre 40 anni come consulente in aziende di tutti i settori, si è dedicato al trasferimento della cultura manageriale acquisita al mondo della floricoltura, comparto a cui si è affezionato per la sua ricchezza in termini di virtù e di valori universali - www.spinelliassociati.it