La seconda vita della BEAUCARNEA

Perfetta in appartamento o in ufficio, questa pianta tropicale è in grado di ripulire l’aria dagli agenti inquinanti. Tale proprietà, di forte attualità, fu pubblicizzata in Italia a partire dagli anni Settanta col nome di “Mangiafumo”

 rtf beucarnea foto copyright Anny Pellecchia min

Nelle regioni calde la Beaucarnea è coltivata come pianta ornamentale all'esterno (la foto qui sotto ritrae l'esemplare fiorito nel giardino dell'autrice), altrove solo indoor dove è in grado di contrastare gli inquinanti

 

di Anny Pellecchia

 

rtf beucarnea 02 foto copyright Anny Pellecchia minFinalmente è fiorita la Beaucarnea nel mio giardino. L’avevo vista anni prima nell’Orto Botanico di Portici (NA) e pur ammirandone la bellezza mi rammaricai che la nostra non avesse ancora dato il meglio di sé. Mio padre, Ugo Pellecchia, la piantò in un bell’angolo molti anni fa. Ora vedendola così magnifica non posso non ricordare le sue parole: «Il giardino sarà pronto per i nipoti».

Del resto la ricchezza più grande che un uomo può lasciare sulla Terra è un patrimonio di bellezza ai posteri. E ora che lui non c’è, sento ancora più fortemente questo dono.

La Beaucarnea è sbocciata appena un anno dopo la sua scomparsa, ma quante carezze, quanti sguardi, quanta ammirazione ha avuto questa pianta dal suo amorevole giardiniere. Il tronco rigonfio nella parte basale ormai è una vera scultura ai miei occhi, ma in realtà serve alla pianta per immagazzinare acqua. All'esterno vive benissimo in Sud Italia, dove le estati calde e secche assomigliano sempre di più a quelle del suo Paese natale, il Messico.

Così, mentre la limonaia fa fatica a superare l’estate, la Beaucarnea è esplosa come un fuoco d’artificio con una fioritura davvero spettacolare. Tre fiori a forma di pennacchio svettano in cima al ciuffo di lunghe foglie. Grandi bombi e api banchettano felici nell’intricato giallo, mentre rimango incantata ad ammirare quel meraviglioso fermento di vita.

 

LA STORIA DEL SOPRANNOME "MANGIAFUMO"

Mio padre soleva raccontare ai clienti in negozio l’arrivo di questa pianta nel nostro Paese. La prima partita di Beaucarnea arrivò a Napoli negli anni ’70. All’epoca la famiglia De Luca, capitanata da Antonio De Luca (1932 - 2014), deteneva l’import-export di piante dal Sud America. Molti grossisti, vivaisti, fioristi e addetti ai lavori furono invitati per la presentazione della Beaucarnea recurvata chiamata anche Nolina recurvata.

Bella era bella, una cosa però non convinceva: il nome. Il primo, Beaucarnea, era troppo difficile da ricordare, il secondo, Nolina recurvata, non era adatto per lanciarla sui mercati nazionali. Il “tronchetto della felicità”, ovvero la Dracaena, era stato un vero e proprio boom in Italia, e aveva dimostrato che il nome è tutto! Venne in soccorso un requisito della Beaucarnea, ossia la sua capacità di sopportare bene il fumo, caratteristica che era stata osservata durante i riti delle popolazioni indigene del Centro America e che fu piegata alle necessità occidentali: la pianta venne pubblicizzata col nome di “Mangiafumo”, capace di assorbire le esalazioni del tabacco e più in generale di contrastare l’inquinamento nei luoghi chiusi provocato dalle sostanze nocive contenute in vernici, pitture, colle, smalti ecc.

Dopo 50 anni, la Beaucarnea porta ancora con sé il soprannome datole da un gruppo di pionieri nel commercio delle piante. Qualche cliente continua a chiedermi se “mangia” davvero il fumo. Tutti i fumatori potranno continuare ad affumicare i loro polmoni, la Beaucarnea potrà solo fare loro compagnia senza essere danneggiata.

Oggi è una pianta comune, che si trova facilmente a buon prezzo sugli scaffali di supermercati e grandi magazzini, ma se si vuole un esemplare unico bisogna rivolgersi ai negozi di fiori specializzati o ai garden center.

Avere un esemplare in ufficio o in casa dà subito prestigio, non c’è dubbio. Bisogna solo ricordarsi di essere moderati nelle innaffiature e regalare alla pianta nei mesi caldi una vacanza fuori dalle mura domestiche.

Gli imenotteri hanno finito di banchettare, la sera sta scendendo, un silenzio sacro viene adornato dal frinire dei grilli. Apro la pompa dell’acqua e inizio a rinfrescare il giardino proprio come faceva mio padre quando tornava dal lavoro. Un passaggio di consegna per tutelare questo mondo incantato dove, insieme alla mia famiglia, in un tempo chiuso in una goccia d’acqua, siamo stati felici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[Tratto da IL FLORICULTORE, Settembre 2020] 

 


 

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Anny Pellecchia

>> Cresciuta nello storico negozio di fiori di famiglia a Salerno e in un giardino incantato realizzato da mio padre Ugo Pellecchia non potevo che continuare la tradizione e scrivere le mie "Riflessioni tra i fiori" per Il Floricultore. Perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare!

       

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