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BRASSICA, sul balcone o nel piatto sono (sempre) cavoli nostri

rtf brassica foto copyright Anny Pellecchia min

Il numero delle specie appartenenti alla Brassica è tuttora una fonte di discussione tra i botanici. Fatto sta che il genere è molto ricco e, oltre ad abbracciare specie eduli (come ad esempio il cavolo rosso, il cavolfiore, i broccoli e la colza), accoglie un numero crescente di piante ornamentali

 

di Anny Pellecchia

 

Quando arrivarono per la prima volta i cavoli ornamentali (Brassica oleracea) nel nostro negozio rimasi stupita e divertita. Le varietà dalle foglie rosa, porpora o bicolori erano davvero molte decorative mentre la cultivar bianca era in tutto e per tutto un cavolo bello e buono! Ancora oggi, a distanza di diversi anni dalla loro comparsa, la gente passando davanti al negozio mi chiede: «Ma si mangiano?».

Inguaribili “mangia foglie” i meridionali! Fino al Seicento la tradizione gastronomica campana fu a base di verdure, tanto da essere presi in giro con tale epiteto. Ma si sa, il mondo gira attorno ad una pancia affamata ed ogni zona d’Italia ebbe il suo sfottò: ai toscani toccò quello di “caca fagioli” e ai settentrionali “polentoni”.

Ritornando in Campania, negli orti attorno al Vesuvio si producevano, grazie al fertile terreno vulcanico, innumerevoli varietà di cavoli, verze, bietole, cicorie, tanto da ispirare un piatto dal nome poetico: la “Minestra maritata”, uno sposalizio di verdure che solo a Natale e a Pasqua si arricchiva con carni e salumi.

Al cliente del negozio non posso che rispondere: «Certo che sono commestibili, ma a mio parere è una pietanza un po’ cara da cucinare». Mostrando allora i bei cavoli ornamentali consiglio invece di “maritarli” in un bel vaso con ciclamini, Solanum pseudocaspicum, eriche, celosie e tante altre specie tipiche della stagione autunnale. Risultato? Una festa di colori per affrontare il lungo inverno freddo e malinconico.

 

Ancora oggi, a distanza di diversi anni dalla loro comparsa, la gente passando davanti al negozio mi chiede: «Ma si mangiano?»

 

I BAMBINI NASCONO SOTTO I CAVOLI

Risistemo i cavoli nelle loro cassette, il negozio deve essere sempre in ordine, perfetto. Già, perfetto. Perfetto era anche l’arrivo ogni giovedì pomeriggio di Lucia e “U’ nò” (il nonno) dinnanzi al cancello di casa. Due figure, quest’ultime, di un mondo che non esiste più. Vivevano in una casa colonica bianca in Costiera Amalfitana a pochi chilometri dalla nostra, erano gli anni ’70. Portavano infilati al braccio larghi panieri da cui uscivano uova fresche impacchettate in fogli di giornale e verdure. “U’ nò” (il nonno) era un vecchio piccolo piccolo che parlava poco. Anche Lucia, la figlia, era piccola di statura, ma al contrario del padre aveva una voce forte, selvaggia, interrotta a scoppio da fragorose risate. Me lo ricordo ancora, come se fosse ieri, il gesto della torsione del suo polso con un cavolo nella mano. Mostrandolo a mia madre per venderlo, ma rivolgendosi a me per gioco: «Tu sei nata sotto questo grande cavolo! L’ho tirato dalla terra e sei nata tu!». Rideva, rideva Lucia!

 

rtf brassica foto copyright Agrital Editrice Il Floricultore min

 

Anche se mi sembrava impossibile, mi piaceva l’idea di essere nata tra tutte quelle foglie merlettate. Ora è tutto così lontano, ma se chiudo gli occhi, assaporo il ricordo di quel mondo contadino fatto di pudore, fantasia e amore per la terra. Lucia non aveva neanche la quinta elementare, ma portava dentro di se quella cultura millenaria di Madre Natura. Nella tradizione popolare il cavolo è sinonimo di fertilità, nutrimento e abbondanza. Non a caso è l’elemento immortale dell’orto. Il freddo gli fa bene tanto che si dice: «La gelata fa bene solo ai cavoli». Il grande cavolo verde pallido giallino viene raccolto in autunno dopo una lunga gestazione, spunta da terra sporgendo la testa a differenza degli altri ortaggi, cosa che lo distingue e gli conferisce una posizione di rilievo nell’immaginario popolare. Il momento della raccolta è ricco di analogie.

Questi ortaggi si raccolgono facendoli girare su se stessi per spezzare le radici, poi con l’aiuto della rancola, si tolgono il torsolo e le foglie verdi esterne. L’azione di far ruotare il cuore del cavolo stretto nel palmo della mano, richiama gli analoghi gesti della levatrice che tocca la testa del bambino al momento del parto mentre il colpo di rancola, che recide il fusto, ricorda la sezione del cordone ombelicale. Il mio mondo di favola finì una mattina quando “U’ nò” venne davanti casa per dirci che Lucia era morta. «Gesù così ha voluto», disse con una semplicità disarmante, poi pianse come un bambino. Ancora oggi mi dispiace di non averlo abbracciato.

 

Questi ortaggi si raccolgono facendoli girare su se stessi proprio come il gesto della levatrice che tocca la testa del bambino al momento del parto 

Più tardi quella “testa di cavolo” di mio cugino Marco mi disse come nascevano per davvero i bambini; e rideva, rideva Marco. Sono in negozio, il cliente mi chiede un consiglio floreale per una nascita. Perché no, propongo un gran cesto di cavoli con un bel fiocco rosa o azzurro! L’idea viene accettata e come al solito segue un ulteriore richiesta d’aiuto per scrivere una frase originale sul biglietto.

Ho trovato in un testo francese, durante le mie ricerche sui cavoli, questa frase rivolta ai bambini appena nati: “Bienvenue, beau bout de chou, mon chou, mon chou chou mon tragnon”. Letteralmente: “Benvenuto cavolino, cavoletto, torsolino!”.

[Tratto da IL FLORICULTORE, Novembre 2013]

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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Anny Pellecchia

>> Cresciuta nello storico negozio di fiori di famiglia a Salerno e in un giardino incantato realizzato da mio padre Ugo Pellecchia non potevo che continuare la tradizione e scrivere le mie "Riflessioni tra i fiori" per Il Floricultore. Perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare!

       

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